Nessun grande artista vede mai le cose come realmente sono. Se lo facesse, cesserebbe di essere un artista.
L'arte non è soltanto la pittura, la musica, la poesia, i romanzi che riempiono il nostro essere ma anche la comicità. Affiancato a tutto questo, la sconcertante realtà che ci avvolge.
Cast: Ewan McGregor, Albert Finney, Billy Crudup, Jessica Lange, Alison Lohman, Helena Bonham Carter, Steve Buscemi, Danny DeVito, Stuart Townsend
Trama:Edward affascina tutti con incredibili storie sul proprio passato: imprese divertenti e surreali che comprendono giganti, streghe e, naturalmente, un grosso pesce che rifiuta di farsi catturare. I suoi racconti incantano chiunque, tranne il figlio Will. Ma quando Edward si ammala, Will tenta finalmente di separare il mito dalla realtà nella vita del padre.
Un intero prato fiorito di giunchiglie recise, un "mangiafuoco" iroso che ogni tanto si trasforma in un lupo, due danzatrici cinesi che si congiungono sinuose all'altezza dei fianchi, un villaggio gioioso e spettrale dove il tempo sembra non scorrere e dove le scarpe non servono, una strega minacciosa che può farti vedere com'è che te ne andrai nel suo occhio di vetro. Edward Bloom non mente, vive con grazia il mondo che la sua giovinezza (eterna) gli proietta; Edward Bloom non finge, non cede, non si ferma, non rinuncia a credere in una vita esagerata e incredibile e al piacere di narrarla. Big Fish racconta, per bocca di suo figlio, ormai grande e distante, la sua storia; la racconta «come lui l'ha raccontata a me; non sempre ha un senso e quasi mai è veritiera. 0uesta storia è una storia così...». Un pesce che nessuno riesce mai a catturare, che puoi afferrare tra le braccia solo se gli offri come esca un anello nuziale, che sembra dotato di una grazia particolare e che sempre scivola via nel suo elemento naturale, mentre sulle sue scaglie si riflettono i bagliori felici e le ombre cupe della fantasia. 0uesto è Edward Bloom, che neppure la sofferenza degli ultimi giorni di una malattia incurabile riesce a domare, che sa ancora immergersi nell'acqua della vasca da bagno stringendo tra le braccia sua moglie, solare e malinconica, l'amore della sua vita. Film d'acqua, di luce e di neri profondi, capace di passare dal pop squillante degli anni '50 e '60 alle suggestioni inquiete dell'american gothic, dalle creature multiformi del circo alle facce vissute e segnate della vita vera, dal mondo sommerso di Lynch a quello sovraesposto dei Coen, Big Fish è la quintessenza di Tim Burton. Forse è il suo capolavoro; forse è il più bel film dell'anno. Tutti gli esseri fantastici che Burton ha materializzato per noi nei film precedenti, il Pinguino infelice di Danny De Vito e la Catwoman stracciona di Michelle Pfeiffer, l'eccentrico disarmante Ed Wood e il malinconico ragazzo dalle mani di forbice, tutti, qui nella storia di Edward Bloom, trovano il luogo della mente dal quale sono scaturiti e un posto nel mondo al quale ritornare e, forse, avere pace. Non solo perché, come capisce il protagonista in una delle sue bizzarre avventure, «tutte le creature che crediamo malvagie o cattive sono semplicemente sole», ma soprattutto perché «che significa vero?». Vero è un mondo dove il mistero e la fantasia sanno consolarci, dove fare il rappresentante non significa morire ma continuare a viaggiare e fare incontri sensazionali, dove si possono conquistare una donna e molti amici buttandosi a corpo morto nel sogno, e riconquistare un figlio facendogli capire che anche lui è stato parte di quella fiaba. Tim Burton tesse e intreccia con stupefacente fluidità narrativa le storie parallele di Edward Bloom giovane e vecchio (Ewan McGreqor e Albert Finney, istrioni "gemelli", magnifici e vitali), di suo figlio (Billy Cufrup, in una parte sottotono e difficilissima), delle persone che ha incontrato e di come le ha immaginate, della sua vita vera e di come l'ha trasformata in un racconto da fare ai bambini la notte davanti al fuoco (o agli adulti, davanti al tavolo imbandito di una festa). Guidati dagli occhi disincantati e dal cuore incrinato del figlio (che rifiuta di essere come il padre e soprattutto di essere solo una postilla nella sua storia), andiamo e veniamo dai diversi piani temporali e immaginari senza mai perderci, immersi in un flusso di istantanea chiarezza. Pochi sanno raccontare così nel cinema di oggi; pochissimi sanno infonderci tanta gioia e tanta tristezza. E quando alla fine Albert Finney chiede al figlio di raccogliere la sua eredità e di raccontargli com'è che se ne va davvero, siamo noi che con le lacrime agli occhi coloriamo di vita la più bella uscita di scena che uomo possa desiderare: giù al fiume, tra le braccia di amici e affetti, scivolare via ancora una volta nel proprio elemento, con la grazia della libertà.
Simone Cristicchi, cantautore, nasce a Roma nel 1977. Comincia a suonare la chitarra a 17 anni e a 20 si avvicina alla canzone d'autore. Dopo due bocciature al Festival di Sanremo, nel 2005 ottiene il primo grande successo con il brano Vorrei cantare come Biagio, riferito a Biagio Antonacci, che è in realtà una denuncia della discografia italiana.Si ripresenta a Sanremo nel 2006, quando ottiene il secondo posto tra i "Giovani" con la canzone Che bella gente, e l'anno successivo con Ti regalerò una rosa, con la quale si aggiudica la vittoria tra i "Campioni".
"Mi hanno insegnato l'ordine, e la mia vita è il caos!"
Ti regalerò una rosa Una rosa rossa per dipingere ogni cosa Una rosa per ogni tua lacrima da consolare E una rosa per poterti amare Ti regalerò una rosa Una rosa bianca come fossi la mia sposa Una rosa bianca che ti serva per dimenticare Ogni piccolo dolore Mi chiamo Antonio e sono matto Sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino Credevo di parlare col demonio Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio Ti scrivo questa lettera perché non so parlare Perdona la calligrafia da prima elementare E mi stupisco se provo ancora un’emozione Ma la colpa è della mano che non smette di tremare Io sono come un pianoforte con un tasto rotto L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi E giorno e notte si assomigliano Nella poca luce che trafigge i vetri opachi Me la faccio ancora sotto perché ho paura Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura Puzza di piscio e segatura Questa è malattia mentale e non esiste cura Ti regalerò una rosa Una rosa rossa per dipingere ogni cosa Una rosa per ogni tua lacrima da consolare E una rosa per poterti amare Ti regalerò una rosa Una rosa bianca come fossi la mia sposa Una rosa bianca che ti serva per dimenticare Ogni piccolo dolore I matti sono punti di domanda senza frase Migliaia di astronavi che non tornano alla base Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole Mi fabbrico la neve col polistirolo La mia patologia è che son rimasto solo Ora prendete un telescopio… misurate le distanze E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso? Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare Eri come un angelo legato ad un termosifone Nonostante tutto io ti aspetto ancora E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora Ti regalerò una rosa Una rosa rossa per dipingere ogni cosa Una rosa per ogni tua lacrima da consolare E una rosa per poterti amare Ti regalerò una rosa Una rosa bianca come fossi la mia sposa Una rosa bianca che ti serva per dimenticare Ogni piccolo dolore Mi chiamo Antonio e sto sul tetto Cara Margherita sono vent’anni che ti aspetto I matti siamo noi quando nessuno ci capisce Quando pure il tuo migliore amico ti tradisce Ti lascio questa lettera, adesso devo andare Perdona la calligrafia da prima elementare E ti stupisci che io provi ancora un’emozione? Sorprenditi di nuovo perché Antonio sa volare.
Studentessa universitaria, triste e solitaria Nella tua stanzetta umida, ripassi bene la lezione di filosofia E la mattina sei già china sulla scrivania E la sera ti ritrovi a fissare il soffitto, i soldi per pagare l'affitto te li manda papà Ricordi la corriera che passava lenta, sotto il sole arroventato di Sicilia I fichi d'India che crescevano disordinati ai bordi delle strade Lucertole impazzite, le poche case... Ripensi a quel profumo dolce di paese e pane caldo, i pomeriggi torridi, la piazza, la domenica, e il mare sconfinato che si spalancava dal terrazzo, della tua camera da letto Ripensi alle salite in bicicletta per raggiungere il cadavere di una capretta, il tabernacolo della Madonna in cima alla montagna, che emozione! Tutte le candele accese di un paese in processione, gocce di sudore sulla fronte Odore di sapone di Marsiglia e di lenzuola fresche per l'estate, gli occhi neri di una donna ferma sulle scale, gli occhi di tua madre... Studentessa universitaria, triste e solitaria Nella tua stanzetta umida, ripassi bene la lezione di filosofia E la mattina sei già china sulla scrivania E la sera ti ritrovi a fissare il soffitto, i soldi per pagare l'affitto te li manda papà... Studentessa chiusa nella metropolitana, devi scendere, la prossima è la tua fermata! Sotto braccio libri, fotocopie, appunti sottolineati ed un libretto dove collezioni i voti degli esami, questa vita fatta di lezioni e professori assenti, file chilometriche per fare i documenti, prendere un bel trenta per sentirsi più felici, ma soli e senza i tuoi amici... Carmelo sta a Milano in facoltà di Economia, Fabiana e Sara Lettere indirizzo Archeologia Poi c'è Concetta, sta a Perugia e studia da Veterinaria, Giurisprudenza invece la fa Ilaria e Marco spaccia cocaina e un giorno lo metteranno dentro, il tuo ragazzo studia Architettura e nel frattempo passa i giorni dando il resto dalla cassa di un supermercato in centro... Studentessa universitaria, triste e solitaria Nella tua stanzetta umida, ripassi bene la lezione di filosofia E la mattina sei già china sulla scrivania E la sera ti ritrovi a fissare il soffitto, i soldi per pagare l'affitto te li manda papà... Studentessa universitaria, sfiori la tua pancia Dentro c'è una bella novità, che a primavera nascerà per farti compagnia, la vita non è dentro un libro di Filosofia e la sera ti ritrovi a pensare al futuro e ti sembra più vicina la tua serenità.
Dom Cobb (Leonardo Di Caprio) è un abilissimo ladro, il migliore al mondo quando di tratta della pericolosa arte dell'estrazione: ovvero il furto di preziosi segreti dal profondo del subconscio mentre si sogna, quando la mente è al massimo della sua vulnerabilità. Le abilità di Cobb ne hanno fatto un giocatore di primo piano nel pericoloso mondo dello spionaggio industriale, ma lo hanno reso un fuggitivo ricercato in tutto il mondo, costretto a lasciarsi alle spalle tutto ciò che ha sempre amato. Ma ora Cobb ha una chance di redenzione: un ultimo lavoro potrebbe restituirgli la sua vita, ma solo se riuscirà a rendere possibile l'impossibile.
Due astronauti si risvegliano a bordo di un'astronave che sembra abbandonata. Il buio è totale, si sentono disorientati, l'unico suono è quello di un rumore sordo che sembra provenire dal centro dell'astronave. Non ricordano assolutamente niente, né chi sono né quale possa essere la loro missione... Guidato per mezzo di una radiotrasmittente dal Tenente Payton (Quaid), Bower si avventura all'interno dell'astronave e pian piano inizia a scoprire una realtà terrificante: qualcosa a bordo dell'astronave ha iniziato una caccia e loro sono la preda. Questa entità sconosciuta farà qualsiasi cosa pur di assicurarsi che nessuno di loro sopravviva. Nel frattempo, Bower scopre la presenza di altri due astronauti a bordo, anche loro intrappolati nel loro stesso incubo: Sono Manh (Le) e Nadia (Traue). Assieme, i quattro astronauti lotteranno per sopravvivere e per sfuggire alle oscure forze intenzionate a distruggerli. Lentamente e inesorabilmente, gli sconvolgenti e letali segreti dell'astronave verranno rivelati uno ad uno...e, finalmente, gli astronauti scopriranno che la loro sopravvivenza è molto più importante di quanto avrebbero mai potuto immaginare.
Alberto (Claudio Bisio), responsabile dell'ufficio postale di una cittadina della Brianza, sotto pressione della moglie Silvia (Angela Finocchiaro), è disposto a tutto pur di ottenere il trasferimento a Milano. Anche fingersi invalido per salire in graduatoria. Ma il trucchetto non funziona e per punizione viene trasferito in un paesino della Campania, il che per un abitante del nord equivale a un vero e proprio incubo. Rivestito di pregiudizi, Alberto parte da solo alla volta di quella che ritiene la terra della camorra, dei rifiuti per le strade e dei "terroni" scansafatiche. Con sua immensa sorpresa, Alberto scoprirà invece un luogo affascinante, dei colleghi affettuosi, una popolazione ospitale e un nuovo e grande amico, il postino Mattia (Alessandro Siani).
Una coppia di giovani sposi, Norma e Arthur, riceve una piccola scatola di legno con un pulsante rosso da un signore che si presenta con il nome di Steward. La avranno per ventiquattro ore durante le quali dovranno decidere se premere il pulsante o meno. Se lo premono, dice loro Steward, una persona che non conoscono morirà, ma riceveranno un milione di dollari, se non lo premono restituiranno la scatola e nulla accadrà. La coppia dopo lunghe discussioni preme il pulsante. I due ricevono come promesso il denaro, ma la loro vita viene invasa da minacce e presenze inquietanti. In realtà Steward non è umano, ma un essere superiore entrato nel corpo del vero Steward, morto dopo essere stato colpito da un fulmine durante la trasmissione dei dati dalla sonda Viking. L'essere sta conducendo un esperimento sul genere umano per testare la sua capacità di rinunciare ai propri desideri egoistici per il bene comune della specie: se gli umani continueranno a premere il pulsante i "datori di lavoro" di Steward saranno costretti ad accelerare l'estinzione umana. Tutto questo verrà scoperto da Arthur e Norma che tentano di indagare sugli strani eventi che stanno vivendo. Nel finale Steward pone la coppia di fronte a un nuovo crudele dilemma: lasciare che il figlio diventi cieco e sordo oppure guarirlo uccidendo Norma. Norma si sacrifica e si fa uccidere, proprio mentre un'altra coppia preme il pulsante.